Porsche 911 pre-paraurti: le 911 del primo decennio, lette come vanno lette
Guida narrativa alle 911 dal 1963 al 1973. Dieci anni in cui Porsche ha costruito il carattere definitivo della 911 cambiando quasi tutto ogni dodici mesi. Cosa cambia da una versione all’altra, perché ogni dettaglio conta, cosa vale la pena cercare in usato.
Aggiornato il 16 settembre 2026

Le 911 del primo decennio, lette come vanno lette.
Mettiamoci comodi. Davanti a noi c’è una 911 di prima generazione, di quelle con i paraurti sottili in cromo, lo specchietto piccolo, le ruote più strette di quanto oggi siamo abituati a vedere. È un’auto del primo decennio della 911, tra il 1963 e il 1973. In Italia spesso le chiamano "Serie F" o "pre-paraurti". Sul nome serve subito una precisazione tecnica che fa autorevolezza.
Internamente Porsche chiamava ogni anno modello con una lettera: 1968 era la A, 1969 la B, 1970 la C, 1971 la D, 1972 la E, e il 1973 era effettivamente la F. Il 1974, con i grandi paraurti a soffietto per le normative americane, è la G. Quindi se vogliamo essere precisi, "Serie F" in senso stretto è solo il 1973. Ma nel parlare comune, anche tra gli appassionati italiani, il termine viene usato per indicare tutto il blocco 1965-1973, quello prima dei paraurti grandi. Noi qui parliamo di tutto questo blocco, e per comodità lo chiamiamo "pre-paraurti". Capirai man mano perché il dettaglio dell’anno specifico cambia tutto.
Dalla 901 alla 911
La 911 nasce come erede della 356. Porsche voleva un’auto più spaziosa, più potente, più adatta alla strada, ma senza perdere lo spirito sportivo. Il progetto viene presentato nel 1963 con la sigla 901. Poco dopo, Peugeot fa notare di avere i diritti sui codici a tre cifre con lo zero in mezzo. Porsche cambia in 911 e la storia è scritta. Internamente, però, la sigla 901 resta presente per anni: motori, cambi, componenti delle prime serie continuano a portare riferimenti a quella denominazione originaria. Se vedi un cambio "tipo 901" su una pre-paraurti, è coerente, non sbagliato.
La prima 911 monta un sei cilindri boxer raffreddato ad aria da due litri, circa 130 cavalli. L’obiettivo era prestazioni superiori alla 356, ma con più elasticità e più fruibilità reale su strada.
Le primissime 911 e la storia dei carburatori Solex
Le prime 911, le cosiddette "Serie 0", sono le più affascinanti ma anche le più delicate da interpretare. Montano inizialmente carburatori Solex: una scelta che Porsche abbandonerà piuttosto presto.
Un appassionato che ha avuto in mano diverse pre-paraurti negli anni mi raccontava una cosa precisa: sulle Serie 0 con Solex originali, in mezzo all’arco di erogazione c’era un vuoto evidente, più o meno tra i 2.400-2.500 giri e i 4.000 giri, proprio nella zona che si usa di più su strada. Sotto andavano bene, sopra anche, in mezzo no. Non a caso, già all’epoca molti preparatori e piloti sostituivano i Solex con i Weber, che Porsche stessa adotterà sulle versioni successive.
Per chi compra oggi, la questione diventa una scelta di filosofia. Una Serie 0 con i Solex originali ha un valore storico enorme: è la 911 com’era, con tutti i suoi limiti documentati. Vale però la pena saperlo prima, e affidarsi a chi conosce davvero queste auto per la messa a punto. Una vettura convertita ai Weber è più piacevole da guidare e più sfruttabile, ma perde quel pezzo di originalità. Non c’è una risposta giusta: dipende da cosa cerchi nell’auto.
La 912 non è una "911 economica"
Accanto alla 911 nasce la 912. Esteticamente quasi identica, meccanicamente diversa: al posto del sei cilindri, monta un quattro cilindri derivato dalla 356, intorno ai 90 cavalli. Era pensata come modello più accessibile, meno costoso da comprare e da mantenere, e più familiare ai clienti che arrivavano dalla 356.
Va detta una cosa: la 912 oggi non va trattata come "la 911 dei poveri". Ha un mercato suo, autonomo, fatto di gente che cerca esattamente quella, la linea della prima 911 con una meccanica più semplice e più gestibile. Il valore dipende moltissimo da originalità, colore, conservazione, coerenza meccanica. Una 912 corretta e ben tenuta è un’auto desiderabile in sé, non un ripiego.
T, L, E, S: quattro lettere, quattro caratteri diversi
Con l’evoluzione della gamma, Porsche differenzia le versioni. Quattro sigle che vanno capite bene, perché determinano tutto.
911 T (Touring). La versione più semplice, più elastica, più usabile tutti i giorni. È spesso la più sensata per chi vuole guidare molto. Carburatori, niente fronzoli, meccanica pulita.
911 L (Lusso). Nasce come versione più rifinita e confortevole. Dura poco: viene sostituita dalla 911 E.
911 E. La via di mezzo che secondo molti è il punto di equilibrio perfetto della gamma: iniezione meccanica, coppia generosa, fruibilità reale. La E ben regolata su strada è straordinaria, e spesso più piacevole della S nell’uso normale.
911 S. La più sportiva, la più ricercata, la più vicina allo spirito delle corse. Più potente, più raffinata, ma non sempre la più facile da gestire ai bassi regimi. Le versioni a iniezione meccanica danno il meglio sopra i 5.000 giri: sotto possono sembrare più vuote di una T o di una E, sopra cambiano completamente carattere.
Questa è la distinzione che fa la differenza in acquisto: la versione più costosa non è automaticamente la migliore per ogni uso. Per chi vuole guidare tanto e con piacere, una 2.2 E o 2.4 E può essere una scelta migliore di una S. Per chi cerca l’icona e il valore di mercato, la S resta la S.
Carburatori o iniezione meccanica: la domanda vera è un’altra
Il passaggio dai carburatori all’iniezione meccanica cambia profondamente il modo in cui la 911 si guida. Le versioni a carburatori, se ben messe a punto, sono spesso più dolci e progressive ai bassi regimi, con un carattere molto meccanico. Richiedono però competenza specifica: sincronizzazione, getti, regolazioni non si improvvisano. Le versioni a iniezione meccanica, soprattutto le S, sono più affilate, più decise, motori da usare con convinzione.
Ma la domanda vera quando compri non è "carburatori o iniezione". La domanda è: chi ha messo a punto quest’auto, da quanto tempo, con quali componenti? Funziona bene a freddo, a caldo, in accelerazione, in rilascio? Una pre-paraurti tecnicamente corretta ma regolata male sembra mediocre. La stessa auto ben registrata cambia categoria.
2.0, 2.2, 2.4: tre cilindrate, tre personalità
Non è una semplice crescita di cilindrata. Ogni passaggio porta con sé modifiche tecniche, comportamento diverso, valori di mercato differenti.
Le 2.0 sono le più pure e le più vicine all’origine del progetto. Leggere, essenziali, molto sensibili alla messa a punto. Le 2.0 S sono tra le più ricercate, sia per la produzione limitata sia per il legame diretto con l’immagine sportiva delle prime 911. Auto da comprare con attenzione: la coerenza dei dettagli, carburatori, motore, cambio, cerchi, interni, paraurti, finiture, va verificata caso per caso.
Con il 2.2 la 911 diventa più matura. Coppia più piena, piacere d’uso migliore, e la versione E in particolare si avvicina alla S nell’uso reale pur restando più sfruttabile. Su alcune versioni compare un sistema di sospensioni idropneumatiche pensato per il comfort: molti esemplari sono stati poi riconvertiti alle barre di torsione tradizionali. Non è un dramma di per sé, ma va dichiarato, documentato, valutato nel prezzo.
Con il 2.4 la pre-paraurti raggiunge la sua maturità tecnica. La 2.4 S arriva a 190 cavalli e diventa una delle versioni più desiderate dell’intera famiglia, anche per la vicinanza concettuale alla Carrera RS 2.7. Le 2.4 hanno anche un cambio più evoluto, il 915, più preciso del 901 delle serie precedenti. Aspetto spesso sottovalutato, ma che incide molto sulla qualità di guida.
Passo corto e passo lungo: la differenza che si sente davvero
Una delle distinzioni più importanti dell’intero blocco pre-paraurti. Le prime 911 sono a passo corto. Sono più nervose, più leggere davanti, più sensibili ai trasferimenti di carico. Hanno un fascino enorme ma chiedono rispetto: non sono auto difficili in assoluto, ma vanno guidate con consapevolezza.

Dal 1969 (l’anno modello B) arriva il passo lungo. Porsche allunga il passo di 57 millimetri spostando indietro l’asse posteriore, modifica sospensioni, carreggiate, distribuzione dei pesi. Il risultato è un’auto più stabile, più precisa, più facile da guidare velocemente.
La differenza estetica si vede guardando la posizione della ruota posteriore rispetto al passaruota: sulle passo corto sembra più avanzata, sulle passo lungo più centrata. La differenza dinamica si sente al primo giro: le passo lungo sono più sincere, le passo corto sono più pure ma meno permissive.
Per chi compra, questo determina il tipo di esperienza: chi cerca purezza storica al massimo livello può preferire una passo corto, chi vuole guidare di più e con più tranquillità trova nella passo lungo la scelta sensata.
Le due batterie anteriori: dettaglio piccolo, sostanza grande
Uno dei dettagli più interessanti delle passo lungo è l’adozione di due piccole batterie anteriori, una per lato, nei vani sotto i parafanghi. Non è solo soluzione tecnica: serve a spostare più peso sull’avantreno, migliorando la distribuzione e di conseguenza la stabilità.
Le prime 911 erano note per essere leggere davanti. All’epoca alcuni proprietari arrivavano persino ad aggiungere peso nel cofano anteriore, e Porsche stessa applicava pesi nei paraurti per migliorare il comportamento. Racconta bene la natura artigianale ed evolutiva di questo decennio: non esisteva ancora una formula definitiva, Porsche osservava, correggeva, aggiornava. Per chi compra, è un avviso: un dettaglio apparentemente strano su una pre-paraurti può essere un errore di chi ha messo le mani sull’auto, ma può anche essere una soluzione originale documentata dell’epoca. Prima di giudicare, verificare.
Lo sportellino dell’olio del 1972: nato per caso, diventato chicca
Il 1972 (anno modello E) è uno degli anni più particolari dell’intera produzione pre-paraurti. Porsche sposta il serbatoio dell’olio dalla posizione classica posteriore a una posizione più centrale, per migliorare la distribuzione dei pesi. Conseguenza: introduce un piccolo sportellino esterno sul fianco destro dell’auto, in posizione speculare al tappo del carburante, quello che gli appassionati chiamano "oil flap" o "Ölklappe", lo sportellino dell’olio.
Tecnicamente è soluzione interessante. Praticamente è disastro: i benzinai dell’epoca scambiavano lo sportellino dell’olio per quello del carburante e versavano benzina nel serbatoio dell’olio. Conseguenze facilmente immaginabili. Porsche fa marcia indietro per il model year 1973 (la F vera): sposta nuovamente il serbatoio nella posizione originaria e toglie lo sportellino esterno.
Risultato: la soluzione vive solo dodici mesi. E proprio questa brevità ha trasformato negli anni le 911 del 1972 con sportellino olio in oggetti collezionistici a sé. A parità di versione e condizioni, una 911 model year 1972 con sportellino dell’olio originale e funzionante incide positivamente sul valore. È l’esempio perfetto di come, nel mondo Porsche classico, una soluzione tecnica imperfetta possa diventare un plus collezionistico. Se ne trovi una, controlla che lo sportellino sia originale e non una replica successiva: è un dettaglio che il mercato esperto verifica subito.
Carrera RS 2.7: il vertice, e il terreno più rischioso
La Carrera RS 2.7 del 1973 è il vertice simbolico delle pre-paraurti. Nasce per l’omologazione sportiva (RS sta per Rennsport, "sport da corsa") e diventa immediatamente icona. Rispetto a una 2.4 S porta cilindrata superiore, più coppia, carreggiata posteriore più larga, pneumatici posteriori maggiorati, parafanghi posteriori allargati, e il celebre alettone "ducktail" (coda d’anatra): il primo spoiler aerodinamico di una 911 di serie. È un’auto più stabile, più efficace, più direttamente legata alla competizione.
Esistono principalmente due versioni: Touring e Lightweight. La Touring conserva un’impostazione più stradale e rifinita, simile per atmosfera a una 2.4 S. La Lightweight è più spartana, più leggera, più estrema, cofano e portiere in materiali alleggeriti, vetri sottili, interni essenziali. La differenza di peso si sente davvero, soprattutto se guidi con competenza.
Ma proprio perché la Carrera RS vale molto più di una 2.4 S, è anche il terreno dove il rischio è maggiore. Da una 2.4 modificata si possono creare repliche molto convincenti. E molte Carrera RS originali hanno corso, sono state incidentate, smontate, aggiornate, ricostruite negli anni ‘80 e ’90, quando valevano una piccola frazione di oggi.
Sulla Carrera RS, la storia vale quanto la meccanica. Una vettura con passaggi documentati, proprietari chiari, assenza di buchi temporali nella storia, corrispondenza numerica e certificazioni Porsche solide può valere molto di più di un esemplare apparentemente simile ma con provenienza incerta. Su una Carrera RS, due auto "uguali sulla carta" possono avere valori di mercato molto diversi.
Matching numbers: il termine va capito bene
Nel mercato delle pre-paraurti si parla sempre di matching numbers. È tema fondamentale ma va letto con intelligenza. Idealmente, motore e telaio devono corrispondere a quanto previsto dalla documentazione d’origine: il "Certificate of Authenticity" Porsche oppure il documento di nascita "Kardex" archiviato dalla Casa.
Su vetture di cinquanta o sessant’anni, però, possono esserci stati cambi motore anche in garanzia o nei primi anni di vita. Il punto minimo non negoziabile è che il tipo motore sia corretto per modello e anno. Un motore con numero apparentemente giusto ma carter o componenti di epoca sbagliata deve far alzare immediatamente l’attenzione.
Attenzione anche ai numeri "corretti" solo sulla carta: negli anni in cui queste auto valevano poco, sostituire motori era pratica normale, e oggi quelle sostituzioni possono pesare moltissimo sul valore. Una pre-paraurti senza matching numbers non è automaticamente da scartare, dipende da cosa hai pagato. Ma deve costare di meno.
Artigianalità Porsche, perché due auto identiche sulla carta possono essere diverse
Il punto più importante, forse, è questo: sulle pre-paraurti non esiste sempre una regola assoluta. Porsche negli anni ’60 e primi ’70 era una realtà molto più piccola e flessibile di oggi. Le modifiche potevano arrivare anche durante lo stesso anno modello. Alcuni componenti potevano cambiare per disponibilità, evoluzione tecnica, richieste sportive, aggiornamenti di produzione.

Una Carrera RS Lightweight, per esempio, non si giudica solo con una lista rigida di componenti. Esistono esemplari originali con dettagli apparentemente non standard, ma documentabili come prodotti così di fabbrica. Lo stesso vale per traverse, vetri, pannelli, deflettori, paraurti, finiture, componenti minori.
Questo non significa che tutto sia accettabile. Significa esattamente il contrario: serve più competenza, non meno. Prima di dire "questo dettaglio è sbagliato" su una pre-paraurti, bisogna capire se è documentabile come prodotto dalla fabbrica. Sulle pre-paraurti il sospetto non basta, servono le prove.
Quale comprare oggi
Dipende da cosa cerchi.
Per uso frequente: una 911 T o E in 2.2 o 2.4, ben messa a punto, può essere la scelta più intelligente. Piacere di guida, costi più sostenibili rispetto alla S, sfruttabilità reale. Le E 2.4 in particolare sono auto che si guidano davvero, non solo che si conservano.
Per collezione: le 2.0 S, le 2.4 S, e le model year 1972 con sportellino olio hanno un fascino e una forza di mercato superiori. Sono auto da comprare con verifiche approfondite, più del prezzo, conta la qualità documentale.
Per investimento e massimo prestigio: la Carrera RS 2.7 resta il riferimento. Ma va comprata solo con verifiche profonde, certificati Porsche, storia documentata, corrispondenze numeriche. Su una Carrera RS una storia debole può bruciare molto più valore di quanto sembri all’annuncio.
La scelta peggiore è comprare "la versione giusta" nell’esemplare sbagliato. Meglio una T sana, coerente e documentata che una S o una Carrera RS con numeri, scocca o storia discutibili. La sigla sul libretto non fa l’auto: fa l’auto la coerenza tra sigla, anno, mercato di destinazione, configurazione, storia.
In sintesi
Le 911 pre-paraurti non sono solo auto d’epoca. Sono il laboratorio dove Porsche ha costruito il carattere definitivo della 911: motore posteriore, leggerezza, uso quotidiano possibile, vocazione sportiva, evoluzione continua. Ogni esemplare si legge come un documento tecnico. Una vite, una traversa, un paraurti, un carburatore, uno sportellino dell’olio possono raccontare più di una scheda tecnica.
Per questo il mercato premia sempre di più le auto coerenti, documentate, tecnicamente corrette. Non necessariamente perfette, non necessariamente mai restaurate, ma leggibili. La pre-paraurti migliore da comprare non è quella con la sigla più prestigiosa: è quella che ha ancora una storia chiara, una meccanica corretta, un’identità rispettata.
Per la parte operativa, cosa controllare prima di firmare, area per area, vedi l’articolo Targa24 dedicato "Pre-paraurti: la lista di controllo prima dell’acquisto".



